STORIA DELLA FAMIS

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I marchigiani in Svizzera

da Ginevra a San Gallo

storia della Federazione AMIS

 

Svizzera per storia FAMIS

a cura della Federazione AMIS con la gentile collaborazione

di Paola Cecchini

INTRODUZIONE                                                                            

 

È nel corso della celebrazione del 30° anniversario della federazione AMIS svoltosi nel novembre del 2006 nella splendida cittadina di Rapperswil, che è germogliata l’idea di raccogliere le testimonianze dei marchigiani in Svizzera e fissarle su un opuscolo che possa servire di riferimento a quanti ne vorrebbero conoscere le loro storie.

Seppur trentennale la storia dell’associazionismo marchigiano in Svizzera non può essere l’esaustiva ricostruzione della vita di tutti i marchigiani che hanno vissuto ed operato per la loro crescita, al loro benessere nonché a quello di questo Paese e di riflesso anche alla loro terra di origine: le Marche.

Risale in effetti ai secoli passati la presenza di marchigiani in Svizzera. Ritrovarne le tracce non è certamente cosa agiata e tanto più non lo è per noi. Ci è sembrato comunque importante tentare di ricomporre la storia di questi ultimi trenta anni attraverso le nostre associazioni e di chi le ha animate, anche perché le singole vicende personali e dei sodalizi, spesso spariscono per sempre con i loro protagonisti e, in seguito, dalle memorie collettive.

Tanti importanti protagonisti dell’associazionismo marchigiano in Svizzera hanno oggi lasciato questo mondo. Alcuni sono citati in questo scritto: Filanti, Frateschi, Bittoni, Torresi. Altri, che non di meno rimangono nelle nostre memorie: Catani, Brescini, Renzi, Gostoli e ancora altri che sono sfuggiti dalle memorie (almeno la mia. Spero che mi perdoneranno).

A tutti, insieme ai loro famigliari, rivolgiamo un caloroso ringraziamento e un commosso ricordo per la loro opera altruista e di avere animato le associazioni di marchigiani in Svizzera e contribuito a mantenere i legami tra noi e la nostra regione, per tramandare ai nostri figli la nostra cultura.

Questa prima stesura della storia dei marchigiani in Svizzera vuole essere un inizio che sarà integrato da altre testimonianze e documenti che auspichiamo numerosi sopratutto al di fuori della cerchia delle associazioni che in fondo è la parte più consistente dei marchigiani in Svizzera.

 

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Rapperswil, novembre 2006 - Da sinistra seduti: il Deputato Gianni Farina, Laila Giorgi,

Lidio Rocchi, il presidente del Consiglio regionale Raffaele Bucciarelli e Vitaliano Menghini

Un sentito ringraziamento al Consigliere regionale Lidio Rocchi per essersi adoperato e ottenuto dal Consiglio regionale della regione Marche un pur piccolo contributo, ma che ci ha consentito di avviare questa inchiesta.

Ringraziamo altresì la giornalista Paola Cecchini per avere diretto l’inchiesta e raccolto le testimonianze, nonché tutti i resposabili delle associazioni di marchigiani in Svizzera e quant’altri ci hanno fornito quanto contenuto in questo opuscolo.

Giovanni Paggi

Ginevra / Berna, ottobre 2007-marzo 2008

L’incontro con la Federazione delle Associazioni dei Marchigiani in Svizzera (FAMIS) si svolge tra  Ginevra e  Berna. Ha lo scopo di fare il punto sulla situazione dell’emigrazione marchigiana nel paese elvetico.

Vi partecipano Laila Giorgi, Franco Antonelli, Aurelio Canafoglia, Giovanni Paggi, Alfio Sebastianelli, Ilario Sponticcia, Pierpaolo Fabbrizioli, Annunziata Londei Fabbrizioli, Roberto Santini, Milena Pensini, Giovanna Gagliardi, Vitaliano Menghini, provenienti da tutta la Svizzera.

Conosciamoli insieme, ricordando l’inizio della loro avventura migratoria.

Cominciamo con Laila Giorgi.

Sono nata a Cerreto d’Esi (An). I miei gestivano un negozio di alimentari di cui erano proprietari. Ma gli anni dopo la seconda guerra erano molto duri in Italia: la gente comprava ma non pagava. D’altronde, non aveva denaro. Mi ricordo che compravano in quantità esigue (es: un cucchiaio di conserva di pomodoro per condire la pasta), cosa che i ragazzi di oggi fanno veramente fatica a comprendere.

Compravano a credito: mio padre segnava tutto in un quaderno, ma non riscuoteva mai, così, per rimpinguare le finanze familiari, decise nel 1958 di andare per qualche anno in Svizzera con mio fratello. Lasciò il negozio a mia madre e partì, ma lei capì ben presto di trovarsi in difficoltà e nell’arco di sei mesi vendette il negozio e raggiunse mio padre a Losanna con gli altri figli.

Io non ero con loro: al tempo vivevo a Roma con una zia e frequentavo l’Istituto Tecnico per Ragionieri.

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Lussemburgo, settembre 1996

Quando arrivò lei?

Nel 1961, ed è inutile dire che tutto mi apparve molto diverso rispetto a Roma. Feci un po’ fatica ad ambientarmi, anche se i miei si erano ben sistemati e già parlavano francese.

Che ricorda di quel periodo?

Il mio primo giorno di lavoro, verso le circa le 6 e 30 del mattino, vidi della gente correre verso una direzione. Credevo fosse successo un incidente e grande fu la mia sorpresa quando mi accorsi che correvano per raggiungere l’autobus e dirigersi al lavoro. Correvano per andare al lavoro! Questo era troppo! Venivo da Roma e là quelle scene non le avevo mai viste. Però debbo dire che dopo dieci anni dal mio arrivo, mi resi conto un giorno che al mattino correvo anch’io.

Cominciai a lavorare in una fabbrica di maglieria ed il datore di lavoro ci offri dei corsi di francese che frequentai con assiduità per  imparare la lingua al più presto,  poichè una volta mi trovai  in una situazione veramente imbarazzante.

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11° Congresso Fed. AMIS – Pesaro, 22 ottobre 2005

In che senso?

Stavo raggiungendo in autobus Ouchy (quartiere di Losanna sul lago Lemano), per andare a pescare (al tempo non lavoravo e talvolta prendevo la canna da pesca di mio fratello e mi dirigevo là).

Avevo imparato a memoria il nome delle due fermate; Ouchy per andare al lago e Chaudron per rientrare a casa. Il bigliettaio passava avanti e indietro bel bus, e chiedeva dove eravamo diretti, poiché l’importo del biglietto era calcolato secondo la distanza di percorrenza.

Un giorno, tornando a casa, non vidi il bigliettaio, e ne fui subito felice  pensando: “Forse oggi risparmio i soldi”, ma non fu così. Lui passò ed io gli diedi le solite monetine dicendo la mia destinazione, ma quel giorno lui mi disse: Di più!

-Come? - pensai - ho pagato come sempre, Perché mi chiede altri soldi?

Gli diedi altre monete.

-Di più- ripetè lui.

-Ha capito che sono straniera e se ne vuole approfittare- pensai. Ero sbalordita, ma che fare, non sapevo una parola di francese per difendermi e gli diedi altro denaro.

-Di più- continuò quello.

Gli aprii il portamonete invitandolo a servirsi: Lui disse qualcosa nelle sua barba, mi ridiede i soldi in più e se ne andò.

Solo a casa, tra molte risate, i miei mi fecero capire che il controllore mi aveva chiesto a che fermata fossi salita , cioè depuis où (da dove) che al mio orecchio suonava come di più.

Si è trasferita a Ginevra per lavoro?

No, lo feci a seguito del matrimonio con un ragazzo di Cerreto.

A Ginevra lavorai un anno in una fabbrica di rubinetteria; poi ebbi un figlio e rimasi a casa per tre anni. Quando decisi di ricominciare, frequentai dei corsi per convalidare il diploma italiano di ragioneria dopodichè, nel 1968, fui assunta da una banca, dove ho proseguito con soddisfazione la mia carriera fino alla pensione.

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Laila Giorgi consegna al sindaco di Ussita un assegno dei fondi racolti

in Svizzera a favore dei terremotati

Cosa mi racconta della sua esperienza presso la comunità marchigiana di Ginevra?

Quando la conobbi, era già operante da undici anni. Vi entrai come segretaria e dopo qualche mese ricoprii questa carica anche nell’ambito della Federazione. Fui subito entusiasta di partecipare alle riunioni del direttivo, poiché mi sentivo utile alla comunità marchigiana ed il rapporto con la Regione fu positivo, per la mia duplice adesione di consultore e di membro della Federazione. Dopo tre anni di segretariato ci trovammo senza presidente ed io assunsi la carica di coordinatrice in attesa del congresso statutario. Nel 1991 venni eletta presidente dal congresso della Federazione, e ricoprii questa carica fino al 2005. Dal 1994 sono stata eletta come consultore alla consulta dell’emigrazione marchigiani della Regione Marche (oggi Consiglio dei marchigiani all’estero). Questa esperienza mi ha fatto maturare e mi ha dato molte soddisfazioni per tutte le cose che abbiamo ottenuto dalla Regione. Il rapporto sempre più positivo che abbiamo avuto con quest’ultima, ci ha permesso di cambiare e migliorare la legge regionale con l’intento di realizzarne una “ad hoc”. Forse non ci siamo ancora riusciti, però posso dire che abbiamo una delle  migliori leggi, in Italia, a favore degli emigrati.

Tra quanto abbiamo ottenuto, potrei citare il contributo per il trasporto delle masserizie in caso di rientro definitivo in Italia; quello per il rientro delle salme…

L’esperienza più bella per i nostri giovani è stata l’educational tour, ora sospeso, ma speriamo che sia ripristinato al più presto.

I nostri rapporti con la Regione sono ottimi, anche se dobbiamo fare ancora molto, poichè le nostre esigenze sono cambiate ed occorre pensare alle seconde e terze generazioni che hanno altri bisogni: quello di appartenere ad una nazione storica e culturale e, allo stesso tempo, quello di sentirsi fieri delle proprie radici marchigiane.

Mi è poi doveroso ricordare in questa sede una delle personalità più importanti della Federazione, deceduta l’anno scorso.

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Rapperswil - 30° ann. Federazione AMIS

Di chi si tratta?

Di Osvaldo Bittoni, uno dei fondatori della Federazione, poi presidente ed infine tesoriere, fino al suo rientro nelle Marche. Nato ad Ostra Vetere (An), emigrò nel 1958 a Wilchinen dove lavorò per tre anni in una segheria.

Si trasferì in seguito a Neunkirch, dove lavorò per otto anni in un’officina meccanica. Dal 1969 in poi è vissuto nella bellissima città di Schaffhausen (in italiano Sciaffusa). Ha lavorato per nove anni nella grande fabbrica G+F (Georg + Fischer) in qualità di fresatore e tornitore, ed in seguito presso la ditta A. Brogioli dove si trattano metalli preziosi (vi ha trascorso circa diciotto anni in qualità di operaio responsabile dell’organizzazione). Nel 1995 è rientrato nelle Marche dopo 37 anni “di Svizzera”.

E’ stato talmente attivo, che è quasi impossibile ricordare tutto quel che ha fatto per la comunità marchigiana ed italiana in Svizzera.

Proviamo

Nel 1975 ha fondato le sezioni AMIS di Sciaffusa, San Gallo e Rapperswil; l’anno dopo-assieme ad altri due corregionali- ha dato vita alla Federazione AMES (Associazioni  Marchigiani Emigrati Svizzera) della quale ha assunto la presidenza dal 1980 al 1982.

Ha continuato a lavorare nella Federazione come tesoriere fino al 1996.

Ha lavorato venti anni nel comitato della sezione di Sciaffusa (dei quali tredici come presidente), cinque anni nel comitato CPS di Zurigo (organismo per gli aiuti finanziari erogati all’emigrazione bisognosa), quattro come presidente della Colonia Libera di Sciaffusa, la prima e la più grande associazione di italiani in Svizzera.

Durante tutto il periodo all’estero, ha collaborato con il Cantonale di Sciaffusa (organo svizzero che tutela  gli emigrati) e con il sindacato locale.

Contemporaneamente, è stato presidente di una squadra italiana di calcio per cinque anni. La sua vita è stata veramente molto attiva e per questo non voglio dimenticare la moglie, Santa Piccoli, sempre pronta ad appoggiarlo moralmente e materialmente (dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna ed è proprio per questo che il primo riesce a diventare grande).

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30° ann. AMIS Ginevra

Franco Antonelli è l’attuale presidente dell’associazione ginevrina.

Sono nato ad Urbino e lì lavoravo come vetraio. Stavo lavorando alla farmacia nuova davanti alla chiesa di San Francesco, quando si è avvicinato un signore- proprietario di una vetreria a Ginevra- che ha chiesto, a me e ai miei colleghi, se volevamo andare a lavorare presso di lui.

Ci avrebbe mandato un contratto di lavoro annuale (in vetreria non esiste contratto stagionale), dove era previsto anche l’alloggio in una mansardina (camera, cucina e servizi), la pulizia dell’appartamento ogni venerdì.

L’incontro si era svolto per caso: quel signore era in ferie al mare a Rimini, ma dato che il tempo non era bello quel giorno, era venuto ad Urbino per una passeggiata.  Accettammo in sette e partimmo il 18 febbraio 1962.

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Giuseppe Puglisi presidente della Federazione AMIS dal 2006 al 2008

 

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La delegazione svizzera al congresso dell’ARME – Parigi, febbraio 1986

Trovò a Ginevra tutto quello che il proprietario vi aveva detto a parole?

Sì, e mi  trovai bene fin da subito.

Sarei dovuto partire militare l’anno dopo, per cui, quando seppi che mio fratello gemello aveva ricevuto la cartolina, andai al Consolato per chiedere informazioni: chi non partiva quando doveva, a quel tempo era ritenuto disertore, con tutte le conseguenze del caso.

Lì mi chiesero se volevo restare in Svizzera per sempre e, alla mia risposta affermativa, mi diedero subito la dispensa dal servizio militare e cinque anni dopo, il congedo.

Nessun problema sul lavoro?

Dopo soltanto quattro settimane di lavoro, mi nominarono capo-cantiere, perché avevo studiato il francese a scuola e me la cavavo un po’.

Ma ho avuto problemi con un collega, marchigiano per giunta, anconetano, più anziano di mio padre, probabilmente perché era invidioso della mia situazione..

Poi ho trovato una fidanzata, mi sono sposato e sono rimasto definitivamente a Ginevra.

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                                                                   Incontro Associazioni  europee – Ginevra ottobre 2007

Aurelio Canafoglia è stato uno dei fondatori della sezione di Ginevra e, dal 25 marzo 1977 ne ha assunto la prima presidenza per due anni. Ancora oggi è uno dei membri del Comitato direttivo.

Sono nato a Jesi e lì lavoravo nella fonderia Vigna, nel vicolo San Giuseppe.

Non avevo fatto il servizio militare perché ero troppo magro (mi mancavano due centimetri di torace) e così ho deciso di vedere un po’ il mondo.

Avevo un amico che lavorava ad Ardon Vallese e mi sono fatto mandare un contratto. Sono arrivato in Svizzera  il 15 luglio 1960.

Ho lavorato nella Fonderie d’Ardon per un anno e mezzo, poi sono venuto a Ginevra  perché ad un ragazzo come me, il paese stava stretto.

All’inizio ho lavorato nella fonderia Charmilles per due anni; poi mi sono trasferito nel settore meccanico. Dal  1976 ho lavorato  nel settore elettronico fino alla pensione.

Giovanni Paggi è l’attuale presidente della FAMIS.

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Giovanni Paggi, Ancona – aprile 1989

Anch’io sono nato a Jesi, il 12 aprile 1940, e sono residente a Ginevra dal 25 maggio 1959.

Ho frequentato la Scuola Tecnica Industriale cittadina fino all'età di 15 anni, poi ho interrotto gli studi in seguito al decesso di mio padre (1955) per seguire la sua attività artigianale e contribuire al sostentamento della famiglia rimasta senza risorse: sorella e fratello più giovani e madre senza impiego. Credevo di poter continuare senza grandi problemi l’attività di mio padre ma non ci sono riuscito perché ho trovato troppe difficoltà.

Forse troppo giovane per gestire quella situazione…

Infatti. Nel 1959, dopo quattro anni in cui avevo alternato l'attività artigianale e l'apprendistato di disegnatore meccanico presso la ditta Ricci di Jesi, a seguito della disastrosa congiuntura economica di quel tempo, sono emigrato in Svizzera come tanti giovani del periodo.

Avevo ottenuto, tramite un parente che viveva già qui,, la promessa di un impiego presso una ditta metalmeccanica di Ginevra (Sechéron), in qualità di disegnatore.

Oltre al mestiere di disegnatore al servizio di diverse ditte ginevrine (oltre la Sechéron, la CERN, la Rolex, la SIP e la Kustner), ho lavorato nel settore assicurativo, in quello commerciale ed in quello dei servizi sociali.

Nell'ultimo impiego, dal 1990 a fine 2003, sono stato responsabile del Patronato Inca-Cgil a Ginevra (nell'ultimo anno presidente dell' Inca-Svizzera). Ora sono in pensione. Ho svolto, e svolgo tutt'ora, un'attività volontaria in seno a diverse associazioni italiane operanti a Ginevra.

E’anche redattore di alcuni giornali…

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Sì: redattore de Il marchigiano,  periodico della Federazione AMIS, edito 4 volte l'anno e distribuito ai marchigiani in Svizzera, alle associazioni marchigiane nel mondo; e Il giornale italiano periodico del CAIG (Coordinamento Associazioni Italiane di Ginevra), edito 10 volte all'anno e spedito ad abbonati, enti, circoli, consolati, Comites in Svizzera e in Italia. Sin dal mio arrivo, ho preso contatto con la comunità italiana di Ginevra dove opero attivamente da più di 45 anni.

Ci racconti qualcosa della sua esperienza in tal senso…

Sono stato presidente del Circolo Italiano (in quel periodo il Circolo è stato uno dei promotori e fondatori di Aigues Vertes, centro di accoglienza per giovani portatori di handicap), dell'AVIS, della Federazione AMIS, del comitato cittadino d'intesa, e membro di altri comitati di associazioni operanti a Ginevra.

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Il presidente del Circolo Italiano Luigi (Gino) Torresi di Fermo, premia la Miss Circolo 1969

Sono risultato sempre il primo eletto nel Comites della circoscrizione consolare di Ginevra, fin dal momento della sua istituzione,ricoprendone la carica di presidente per due legislature (attualmente ricopro quella di tesoriere).

Sono consultore per la Svizzera nella Consulta (oggi Consiglio) Regionale per l'emigrazione della Regione Marche, dove sono stato membro dell'esecutivo in due legislature e vice presidente in una. Ho partecipato a tutte le conferenze regionali dei marchigiani nel mondo (l'ultima delle quali si è svolta a Portonovo di Ancona a fine gennaio 2007) ed alla prima dedicata ai giovani. Partecipando a numerose pre-conferenze continentali, ho avuto l'occasione di recarmi in Canada, Venezuela, Argentina, dove ho conosciuto le associazioni di marchigiani che operano in quei paesi, nonché in tutti i paesi europei all'occasione di numerosi seminari e conferenze.

Ho altresì partecipato a tutte le conferenze nazionali per l'emigrazione, a molteplici incontri europei e nazionali, di volta in volta in qualità di eletto nelle diverse organizzazioni ed enti regionali e nazionali.

Ho partecipato all'organizzazione di numerose manifestazioni culturali: teatro, prosa, musica, cinema; incontri, dibattiti e conferenze su problematiche sociali in Svizzera e in Italia cui si confrontano quotidianamente i marchigiani e gli italiani di Ginevra e della Svizzera.

Alfio Sebastianelli  è stato tesoriere della Federazione per 6 anni, e presidente dell’Associazione AMIS di Neuchâtel – La Chaux-de-Fonds per 12 anni.

Io sono di Fano  ed ho scelto di emigrare perché ero il primo di cinque  figli e  papà era morto.La Svizzera non è stata la mia prima destinazione: nel 1961 scelsi la Germania, e lì lavorai per una  fornace di mattoni, in Weiden, nella Baviera del Nord, dove ho imparato  il tedesco.

Poi ho cominciato a lavorare come cameriere in località turistiche marine e montane. Ho lavorato un anno a  Parigi e lì ho imparato il francese.

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Giovanni Spoletini (a sinistra) di Neuchâtel, autore di “Le retour des batisseurs”

Quando è rientrato n Italia?

Nel 1972 con quella qualifica. Stavo lavorando al ristorante Il biroccio, tra Pesaro e Fano, di fronte al camping Marinella, quando incontrai la mia futura moglie. Era di La Chaux-de-Fonds e si trovava lì in vacanza.

Qualche mese dopo, poiché avevo tre settimane di ferie, decisi di andare a trovarla. Sono ancora con lei e son passati  35 anni.

Un paragone tra l’ esperienza lavorativa tedesca e svizzera?

Devo riconoscere che in Germania i diritti sindacali erano molto più garantiti, anche se mi pare che li stiano perdendo piano piano.

Dal 2000 sono rientrato in Italia, anche se sovente ritorno in Svizzera, poichè ho quì la famiglia.

Ilario Sponticcia è presidente dell’associazione di San Gallo.

Sono originario di Apecchio ed ora vivo a Amriswil.

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Convegno europeo – Ginevra novembre 1986

Nel 1965 sono venuto a trovare mia sorella che viveva nel cantone Turgovia e, visto che si stava bene, mi sono fermato.Ho lavorato in una falegnameria e poi nel settore idraulico Sono andato a  scuola per imparare il tedesco e così mi sono integrato bene.

Pierpaolo Fabbrizioli è stato presidente dell’associazione di Losanna…

Sono nato a Colbordolo e sono arrivato qui, per la prima volta, il 13 marzo 1955. Non avevo alcun contratto e mi hanno rispedito come  clandestino dopo un po’.

Nel 1956 mia sorella è venuta in Svizzera per uno stage come infermiera e mi ha richiesto con contratto stagionale nel settore dell’edilizia.

Sono arrivato a Losanna il 4 agosto. Lavoravo dentro dei tubi, un brutto lavoro.

Mi sono messo a studiare ed ho ottenuto un diploma federale  di muratore e poi di capomastro.

Sono diventato maestro edile, e con quel diploma ho avuto la possibilità di mettermi in proprio, assumere e formare personale. Ho organizzato molti corsi per preparare ragazzi al mestiere di muratore; avere quell’attestato era un requisito necessario per lavorare in Svizzera, mentre in Italia forse non era ancora previsto, comunque gli italiani non erano in possesso di alcun titolo.

In Svizzera il Comune ti pagava gli studi se non potevi pagarteli, e poi, quando lavoravi, rimborsavi il tuo debito. La stessa cosa mi pare succede anche in Canada. Chiaramente ti finanziano se sei a passo con gli studi, le bocciature non sono ammesse. Qui non si finisce l’Università a trent’anni o al di là!

Fino al 1993 sono stato in testa all’impresa che ho costruito e da allora mi godo la mia libertà alternandomi tra Pesaro e Losanna.

Annunziata Londei Fabrizioli è socia dell’associazione di Losanna.

Sono di Urbino e sono arrivata a Losanna nel 1960, dopo il matrimonio. Sia la città che il modo di vita, mi sono subito piaciuti e mi sono trovata bene fin dall’inizio. Ho avuto una bambina, ho trovato lavoro, ho frequentato bei posti..

Non mi piace molto andare in Italia, a differenza di mio marito: trovo gli italiani molto superficiali, magari sono pieni di debiti ma si danno certe arie!

L’attuale presidente dell’associazione di Losanna è Roberto Santini

Sono di Jesi anch’io. I miei avevano lavorato molto tempo ad Asmara ed avevano pensato di fermarsi al paese dove mio padre gestiva una carrozzeria.

Poi, siccome tanti jesini erano qua perché le paghe erano molto più alte, si sono fatti convincere e sono partiti per Losanna.

Io sono rimasto con le zie per finire l’anno scolastico. Era il 1962.

Durante l’estate li ho raggiunti per le vacanze e loro mi hanno iscritto ad un corso di francese. Avevo 14 anni. La città mi è piaciuta ed ho finito qui le medie nelle scuole italiane.

Ho frequentato un anno nella scuola svizzera, ed in seguito un apprendistato come meccanico. Ho deciso di restare anche dopo la partenza dei miei, rientrati dopo 22 anni., quando erano in pensione. Qui allora la vita era troppo cara per dei pensionati. A Jesi, poi, avevano anche la casa di proprietà e questo ha facilitato la scelta. In Italia hanno impiegato due anni per riadattarsi all’ambiente locale.

Qui stavano abbastanza bene ma, da quello che raccontavano, mi pare che in Africa vivevano da padroni. Mio padre è stato uno dei fondatori dell’associazione marchigiana di Losanna ed allora ci sono entrato anch’io.

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Congresso ARME – Francia, Parigi febbraio 1986

al Centro il presidente Giuseppe Marinelli

Milena Pensini è socia dell’associazione di Sciaffusa.

Sono di Ascoli Piceno e  sono venuta a Sciaffusa nel 1974, dopo aver sposato un valtellinese  che viveva qui da dieci anni.

L’intenzione era quella di fermarci solo un po’ di tempo, invece sono passati 34 anni. Nel frattempo abbiamo costruito una casa in Italia, a Tirano, in provincia di Sondrio, dove ci stabiliremo tra tre anni.

Avendo avuto due figli e non avendo lavorato fuori casa, non mi sono mai integrata completamente per problemi linguistici.

Mi rammarico di non aver frequentato corsi per l’apprendimento della lingua. Qui ci sono italiani che dopo 40 anni di permanenza, non parlano ancora tedesco.

All’inizio è stata dura, e a Sciaffusa il clima sociale talvolta era, ed é ancora. piuttosto pesante, ma ora posso dire di star bene.

E’ socia della stessa associazione anche Giovanna Gagliardi…

Sono nata qui da genitori ascolani.

Mio padre è arrivato nel 1963, chiamato dal cugino; mamma l’ha raggiunto due anni dopo, a seguito del matrimonio. Papà le aveva promesso di restare due anni soltanto, invece ne son passati trentacinque.

Sono rientrati nel 1997 ed il primo anno hanno vissuto diverse difficoltà: sa, qui c’è molta organizzazione sociale rispetto ad Ascoli Piceno: il permesso di soggiorno, ad esempio, si fa in due ore, mentre in Italia, per un documento equivalente,  passano giorni e giorni. Benché sia nata qui ed abbia acquisito anche la cittadinanza svizzera col matrimonio, non mi sento svizzera. Se potessi, me ne andrei anche subito in Italia, mi piace molto.

Mi dicono che i giovani della seconda generazione mitizzano l’Italia, perché i loro genitori l’hanno fatto. Forse è così.

Vitaliano Meneghini, presidente onorario della Federazione delle Colonie Libere in Svizzera, ha fatto parte della Consulta per l’emigrazione dal 1976 al 2005. E’ socio dell’associazione di Neuchatel.

Sono nato a Recanati il 7 ottobre 1936. Ho lavorato fin da quando avevo 9-10 anni. Prendevo 200 lire  a settimana e  facevo lo stagnino. Poi ho continuato in una fabbrica di fisarmoniche.

Il paese mi stava stretto, il suo conformismo mi impediva di respirare, mi tarpava le ali e la fantasia. Feci un tentativo per arruolarmi in Marina, ma non andò in porto. Feci la domanda per espatriare in Canada ma non ebbe seguito.

Nel 1957 partii per Parigi  e lì rimasi 7 anni.

Lavorai in una fabbrica di metalli preziosi, poi, a seguito di una delusione, decisi di rientrare.

In Italia feci il servizio militare dove svolsi attività atletica con discreto successo: nel 1963 vinsi i campionati italiani a Bari negli 800 metri.

Nel viaggio di ritorno verso Parigi, mi fermai a Ginevra per salutare degli amici. Lì seppi che una ditta svizzera, con sede a Neuchâtel, aveva comprato la fabbrica dove avevo lavorato a Parigi. Mi informai meglio e mi proposi per l’assunzione.

Era una fabbrica grande e molto importante: in un giorno si purificavano fino a 3, 4 tonnellate di oro o platino.

Così sono rimasto in Svizzera. Sono stato sindacalista e membro da 25 anni della F.T.M.H. (Metalmeccanici e orologiai), anche se devo dire che, purtroppo, la Svizzera non ha cultura sindacale e politica.

Durante questi anni ho cercato di aprire le porte della cultura a tutti. Ho organizzato corsi di letteratura, scienze economiche e filosofia nell’ambito dell’Université Ouvrière, per la prima volta aperta anche ai lavoratori. Ricordo dibattiti molto accesi e ricchi culturalmente tra universitari ed operai che io incoraggiavo a venire e ad intervenire.

Nell’ambito della Radio Svizzera, ho organizzato programmi settimanali di un’ora in lingua italiana, affinché chiunque potesse esprimersi o comunque ascoltare la propria lingua madre. La cosa è stata poi imitata da altre comunità: spagnoli, portoghesi, inglesi…

Dopo le presentazioni, parliamo un po’ di emigrazione e problemi connessi…Quando è nata la Federazione dei Marchigiani in Svizzera?

Il 14 marzo1976 ad Olten E’ nata a seguito della LR n. 8 del 27-02-1975 attraverso cui la Regione, consapevole che il fenomeno migratorio aveva assunto connotati sempre più preoccupanti, promosse l’assistenza socio - economica a favore dei lavoratori sia emigrati che immigrati e delle loro famiglie. (Laila Giorgi)

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Ginevra 1977 - Il primo presidente della Federazione AMIS, Paolo Tebaldi,

alla sua sinistra, Aurelio Canafoglia primo presidente della sezione di Ginevra

Che prevedeva la legge in particolare?

Il rimborso delle spese di viaggio e del trasporto delle masserizie, per chi rientrava definitivamente nelle Marche per assumere un posto di lavoro, ovvero per invalidità o vecchiaia (Aurelio Canafoglia).

Poi un’indennità di prima sistemazione; contributi per l’assistenza sanitaria e ospedaliera in casi in cui gli  emigrati e i propri familiari ne erano totalmente sprovvisti; il concorso nelle spese di ricovero in case di riposo per coloro che  rientravano definitivamente ed erano privi di assistenza familiare (Giovanni Paggi).

Era previsto anche  il concorso nelle spese, parziali o totali, necessarie per l’accoglimento e il mantenimento, in colonie marine o  montane, dei figli degli emigrati che lavorano all’estero da oltre un anno (Laila Giorgi).   

Furono previste borse di studio per agevolare la frequenza nelle scuole di ogni tipo e ordine e grado per i lavoratori ed loro figli; un contributo per lo svolgimento di appositi corsi straordinari di formazione professionale, oltre al concorso nelle spese sostenute per la traslazione delle spoglie dei lavoratori e dei loro familiari deceduti all'estero qualora queste non fossero previste a carico di enti o istituzioni pubbliche o private (Aurelio Canafoglia).

La legge, inoltre, prevedeva la concessione di contributi una tantum in conto capitale o per pagamento di interessi, di mutui contratti dagli emigrati per avviare, una volta rientrati, attività produttive singole o associate, nonché per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione di case di abitazione per un importo non superiore a L. 10.000.000 entro il limite del 75 % delle spese necessarie (Giovanni Paggi).

Per l’attuazione dei fini e dei compiti la legge previde una Consulta per l’emigrazione…

Sì. Vi facevano parte, oltre alle associazioni di marchigiani nel mondo, rappresentanti delle amministrazioni provinciali e comunali, delle comunità montane, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative, degli istituti di patronato e di assistenza sociale che assistono gli emigrati, gli immigrati e le loro famiglie, delle associazioni industriali, degli artigiani, di commercianti e degli agricoltori che assumono stabilmente mano d’opera (Franco Antonelli).

Si rivelò una legge proficua?

Certo. All’epoca l’emigrazione in Europa era considerata temporanea, per cui tutti coloro che fecero domanda, usufruirono di contributi per il rientro (Laila Giorgi).

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4° congresso federazione AMIS – Berna, ottobre 1984

Quanti ?

Alcune centinaia l’anno per diversi anni (Franco Antonelli).

Così tanti?

Era il periodo del boom italiano. E questo ha favorito l’inserimento.

Poi la situazione si é stabilizzata fino agli anni Ottanta ed i rientri sono diminuiti. Ora in Svizzera ed in Europa in generale, 2/3 della popolazione immigrata è rappresentata dalle seconde e terze generazioni (Laila Giorgi).

Ora i rientri sono pochi. Ed i flussi migratori in Europa vengono dal terzo mondo (Giovanni Paggi).

Quella svizzera è stata la prima federazione marchigiana in Europa e nel mondo. Eravamo facilitati perché Menghini era vice presidente nazionale della Federazione delle Colonie Libere Italiane e Paolo Tebaldi vi lavorava come  funzionario. Era quella un’organizzazione molto importante: vi facevano parte 104 associazioni italiane, presenti in quasi tutto il territorio svizzero (Franco Antonelli).

All’interno di quella, ho preso contatto con tutti i marchigiani che vi facevano parte e ci siamo organizzati. All’inizio la nostra Federazione era affiliata alla Federazione delle Colonie Libere. (F.C.L.). Poi alcuni componenti del direttivo hanno ritenuto che la F.C.L. potesse influenzare con la sua politica la nostra Federazione e per appianare questi timori, è stata abolita l’affiliazione (Vitaliano Meneghini).

Quando è sorta la F.C.L.I. ?

La riunione costitutiva della Fondazione, comprendente i rappresentanti delle prime 10 Colonie libere (in ordine cronologico Ginevra, Baden, Zurigo, Lugano, Losanna, Sciaffusa, San Gallo, Kreuzlingen, Arbon e Grenchen) avvenne a Zurigo il 21 novembre 1943, ma le basi per un primo nucleo fondatore del movimento erano già state gettate a Ginevra nell’agosto dello stesso anno da Egidio Reale, che divenne in seguito il primo ambasciatore d’Italia in Svizzera.

Furono proprie le esperienze della colonia italiana di Ginevra, sorta nel 1895, e della scuola popolare di Zurigo, diretta dal professore Fernando Schiavetti, a dare l’avvio alla costituzione della Federazione. Il suo scopo era-.come ebbe a dire lo stesso Schiavetti, suo primo presidente- quello di “entrare a contatto con le masse emigrate, influenzate fino a quel momento dall’attivissima propaganda fascista e clericale, di sottrarla alla politica ambigua delle nostre rappresentanze consolari e di orientarle verso generici ideali di democrazia e libertà” (Vitaliano Menghini)

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9° congresso federazione AMIS – Neuchâtel, ottobre 1999

Già durante gli ultimi anni della guerra, l’opera delle Colonie si era rivelata ovunque preziosa, avendo partecipato all’assistenza dei rifugiati politici accolti in Svizzera e grazie al fatto che il movimento era stato in costante collegamento con il Comitato di Liberazione dell’Alta Italia, ala quale aveva fornito informazioni strategicamente utili nella lotta contro le truppe nazi.fasciste (Laila Giorgi)

Le Colonie si sono impegnate su diversi fronti, per assicurare la tutela legale e previdenziale degli emigrati e delle loro famiglie[1]; tramite l’ECAP/CGIL hanno sviluppato la formazione scolastica di base e professionale dei lavoratori istituendo corsi serali nei grandi agglomerati urbani, ma anche in sedi decentrate, non raggiunte dalla rete scolastica dei consolati (i corsi erano sovvenzionati dal Ministero degli Affari Esteri tramite i consolati territorialmente competenti). Intorno alle colonie si sono formati i comitati dei genitori, per far conoscere meglio i sistemi scolastici locali che, già a partire dagli ultimi anni della scuola dell’obbligo, prevedono sezioni differenziate con diversi livelli di esigenze, attuando così la selezione dei ragazzi in classi pre-ginnasiali e pre-professionali.[2]

Le Colonie hanno anche creato una scuola, La Mansarda, per diffondere una cultura diversa da quella dei consolati. Hanno inoltre collaborato con i grandi movimenti dell’emigrazione e con le organizzazioni svizzere di massa per far fronte alle già ricordate iniziative xenofobe e per appoggiare quella denominata Être solidaires (Vitaliano Menghini)

Chi sono stati i presidenti della FAMIS?

Il primo fu Paolo Tebaldi, per quattro anni. L’hanno seguito Osvaldo Bittoni (per due anni), Giovanni Paggi (per sei) Laila Giorgi (per quindici anni, oltre a due di coordinatrice), Giuseppe Puglisi (per  tre anni), e attualmente, di nuovo Giovanni Paggi. (Franco Antonelli)

Dopo la Federazione, sono sorte le associazioni, eccezion fatta per quella di Losanna che si è costituita nel 1975.

Attualmente le associazioni riconosciute dalla Regione Marche sono nove:

Associazione Primo Presidente Presidente attuale
Ginevra Aurelio Canafoglia Franco Antonelli
Losanna Walter Piermaria Roberto Santini
Neuchâtel–La Chaux de Fonds Sergio Alberizio Stelvio Bartolacci
Coira Ivan Moschini Mario Carboni
Brugg Furio Mengarelli Tullio Brunelli
Rapperwill Angelo Galli Roberto Guidarelli
Lucerna Alberto Grilli Piero Cotichini
Sciaffusa Osvaldo Bittoni Cinzia Gagliardi Mazzeo
San Gallo Edoardo Urbinati Andrea Baglioni

Oltre a ciò, ce ne sono due riconosciute solo dalla FAMIS (Berna e Zurigo).

Gli associati complessivi sono 650 (Giovanni Paggi)

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6° congresso federazione AMIS – Berna, ottobre 1988

Ogni associazione svolge una propria attività associativa, assistenziale e culturale. La Federazione si limita a coordinare le associazioni?

No, abbiamo fatto tante cose in questi anni. Abbiamo organizzato viaggi per giovani nelle Marche in collaborazione con la sezione giovanile della FILEF. E’ stato quello uno strumento importante per avvicinare giovani e famiglie che successivamente hanno operato nell’associazionismo.

Le impressioni ed i ricordi che quei ragazzi hanno delle Marche, furono vivissime, e le hanno ancora nel cuore.

E’stato il precursore dell’educational tour, peccato che quest’ultimo sia stato abolito anni fa. Era un’occasione per far rinascere entusiasmo nell’ambito delle associazioni perché altrimenti i giovani hanno difficoltà ad operare in attività dove ci sono i loro padri e nonni. E’ comprensibile.

I giovani seguono le manifestazioni che noi grandi organizziamo e vi lavorano anche, ma non è con la partecipazione di questo tipo che possiamo pensare di rinnovare una federazione.

Abbiamo contatti continui con le altre associazioni marchigiane europee così da predisporre spesso programmi culturali comuni, più facilmente finanziabili.

Ogni tre anni la Federazione organizza un congresso per rinnovare il  quadro direttivo, votare il bilancio consultivo, modificare lo statuto, se necessario, designare i rappresentanti di ogni associazione quali consultori…(Giovanni Paggi)

In occasione del terremoto verificatosi nella nostra regione nel 1997, la Federazione si è fatta promotrice per raccogliere fondi in Svizzera a favore dei terremotati marchigiani e umbri.

Sì, raccogliemmo 129.623.040 lire e ne destinammo metà ad una casa di riposo di Ussita nelle Marche e l’altra a favore di una scuola di Valtopina in Umbria. Abbiamo poi organizzato diverse manifestazione  a carattere cantonale, assieme ad altri italiani, e con Giovanni Paggi abbiamo fondato l’ente Italiano socio assistenziale con la cooperazione del consolato generale d’Italia a Ginevra, questo ente riceve i connazionali più demuniti e fa in modo di venire in loro aiuto sia finanziariamente o interpellando le istituzioni sociali svizzere.In quest’Ente  ho ricoperto la carica di vice-presidente per 4 anni e poi di presidente per 6 anni   (Laila Giorgi)

Tra le nostre fila marchigiane, annoveriamo alcune persone di spicco: Giovanni Spoletini, originario di Senigallia, medico e deputato socialista al Grand Conseil neuchâtelois, autore di Le Retour des Bâtisseurs, che rappresenta il terzo tomo della storia dell’immigrazione italiana nelle montagne neuchâteloises.

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Giovanni Paggi e Omobono Frateschi

E’ poi caso di ricordare Omobono Frateschi di Fermignano, uno dei decani dell’emigrazione italiana a Ginevra, nominato Cavaliere della Repubblica anche per aver “contribuito durante il ventennio fascista a presentare in svizzera un’immagine luminosa di un’Italia viva, diversa, non rassegnata di fronte alla dittatura”. Noto per il suo impegno in seno alla Lega dei diritti dell’uomo, e la Società seminatrice, Frateschi lavorò a lungo nella Dante Alighieri allo scopo di assicurare la diffusione della cultura italiana “non inquinata dalla propaganda di regime”. A Fermignano una via cittadina porta il suo nome (Franco Antonelli)[3]

Che rapporto c’è tra le associazioni europee e quelle degli altri continenti?

Dalla mia esperienza nel direttivo, ho avuto modo di conoscere più da vicino le altre realtà marchigiane nel mondo: posso dire che mentre quelle europee hanno press’a poco le stesse preoccupazioni, per le altre la situazione cambia.

In Canada l’emigrazione è molto più vecchia della nostra, è iniziata nel secolo scorso, e lontani dall’Italia, i legami tra i singoli sono molto stretti, ed anche le iniziative che fanno più importanti, perché la gente partecipa molto di più.

Non hanno finalità politiche come le abbiamo avuto noi, i loro fini sono puramente  solidaristici.  Tutti i membri sono canadesi, perché in quel paese vige lo ius soli; sentono meno i problemi politici italiani, e sono più legati alla fede ed alla religione.I membri delle seconde e terze generazioni hanno raggiunto livelli molto importanti (c’è anche una senatrice marchigiana).

Nel Sud America, gli associati  hanno parte di un’élite, ed a Caracas il circolo Italiano lo mostra chiaramente. Anche qui fede e religione hanno un peso importante: basti pensare che molte associazioni hanno nel proprio emblema la Madonna di Loreto (Giovanni Paggi)

Che differenza c’è tra vivere nella Svizzera francese ed in quella tedesca?

I francesi sono latini come noi. E’ quindi più facile comprendersi. I tedeschi hanno un’altra mentalità, per cui noi siamo meno liberi di esprimerci, oltre al fatto che la lingua ha rappresentato per molti un problema all’integrazione. Di conseguenza la partecipazione associativa è più numerosa e forte (Ilario Sponticcia)

Come si vive in Svizzera rispetto all’Italia?

La vita in Svizzera è indubbiamente più ordinata rispetto a quella che si vive in Italia: c’è più rispetto per il cittadino ed i diritti- quelli pochi che hai- te li danno senza farteli elemosinare. Lo stesso vale nell’ambito lavorativo.

In Svizzera se sei straniera e capace,  puoi fare ugualmente carriera, in Italia è molto difficile.  (Laila Giorgi)

Il calvinismo ha inculcato una morale sicuramente severa ma che rende l’individuo responsabile dei propri atti e rispettosi del prossimo; una morale dove non c’è remissione di colpa e tutti sono responsabili davanti a Dio (Vitaliano Menghini)

Ripercorriamo insieme quegli anni, tratteggiando a grandi linee la politica svizzera nei confronti dell’emigrazione.

L’economia svizzera del dopoguerra era già partita privilegiata rispetto al resto d’Europa: infatti, mentre nei paesi limitrofi l’apparato industriale era stato distrutto dal conflitto, quello svizzero era pressoché intatto e la riserva finanziaria (già sicura di per sé) venne arricchita da ingenti capitali esteri, attratti dal segreto bancario e dalla stabilità politica del momento. Proprio per far fronte alla domanda interna ed estera di beni di consumo, la Svizzera ha dovuto far ricorso alla manodopera straniera (Pierpaolo Fabbrizioli)

Fino alla metà degli anni Sessanta assistiamo a quella che è considerata la prima fase della politica svizzera nei confronti degli stranieri. L’assunzione della manodopera veniva regolata dal principio della domanda e dell’offerta, tipica di un sistema di libero mercato. La permanenza degli stranieri era conseguentemente caratterizzata dalla precarietà e si assisteva a frequenti rimpatri di lavoratori (per lo più regionali) che determinavano un’ampia rotazione di personale nei luoghi di lavoro (Laila Giorgi)

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4° congresso federazione AMIS – Berna, ottobre 1984

Questo sistema aveva ripercussioni negative sul sistema economico-sociale interno, dovute alla necessità di assumere continuamente altri operai, spesso meno qualificati e provenienti da regioni sempre più lontane e meno facilmente integrabili (Giovanni Paggi)

Per porre rimedio a ciò, il Consiglio Federale scelse una politica tendente alla stabilizzazione (si parlò anche di tesaurizzazione dei lavoratori stranieri). Nel 1964 la Svizzera strinse un accordo con l’Italia che proprio per favorire l’integrazione dei lavoratori esistenti, favoriva il ricongiungimento familiare.

Benché le permanenze  fossero state prolungate, le famiglie, però, continuavano a vivere nella prospettiva del rimpatrio e molti di loro lasciarono la Svizzera non appena racimolato il capitale necessario per costruirsi una casa in Italia o aprire un’attività produttiva. Insicurezza estrema, dunque, nel programmare il futuro a breve e medio termine, nel dare una formazione adeguata ai figli (Franco Antonelli)

A questo si aggiunge che molti svizzeri consideravano gli stranieri come degli intrusi e cominciarono a preoccuparsi che l’”inforestieramento” potesse compromettere l’identità nazionale della popolazione locale.

Temevano la concorrenza dei lavoratori stranieri stabilizzati, alla quale si aggiungeva quella dei loro figli che, non accontentandosi di occupare i posti meno considerati nella scala sociale, miravano a raggiungere posizioni più qualificate e maggiormente remunerative.

Molti svizzeri inoltre facevano ricadere sulla presenza degli stranieri la causa della crisi economica che iniziava a farsi sentire, senza rendersi conto che la nuova congiuntura era in realtà dovuta piuttosto a fenomeni di economia internazionale (Giovanni Paggi)

Iniziarono così vere e proprie manifestazioni xenofobe che culminarono nel 1970 con la votazione popolare dell’iniziativa legislativa “Contre l’emprise étrangère”, presentata dal consigliere nazionale conservatore James Schwarzenbach che prevedeva l’espulsione dalla Svizzera di 400.000 stranieri.

Fu respinta dalla popolazione ma il 46% dei votanti si dichiarò favorevole all’iniziativa. E se si tiene conto che era stata osteggiata dalle Chiese, dalle amministrazioni pubbliche (federale e cantonali), dai sindacati e dalla maggior parte dei partiti politici, appare evidente la situazione.

Si immagina che clima in un Paese spaccato in due? Con gli italiani chiamati sau ching (qualcosa come maiali che giocano alla morra)? (Vitaliano Menghini)

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9° congresso federazione AMIS – Neuchâtel, ottobre 1999

I presidenti di giornata: Alberto Grilli e Aldo Filanti

Nessuno di voi ha la cittadinanza svizzera..

E’ un paese selettivo, questo. Non esiste lo jus soli.

Puoi richiederla dopo dieci anni di residenza o se hai sposato uno svizzero.

Le domande di naturalizzazione richiedevano inchieste di polizia per conoscere tendenze culturali e politiche e spesso conducevano anche all’espulsione  (Franco Antonelli)

Io non baratterei mai la mia nazionalità per un impiego pubblico: così facendo, che mi identificherei con un concetto di stato-nazione che con la globalizzazione, in pratica non esiste più. Sono stato sposato con una svizzera  ma non ho mai fatto la domanda e sono tuttora un “permis C”. Non è necessario essere svizzero per avere dei diritti: la naturalizzazione è una questione individuale che nulla ha a che vedere con i diritti sociali e politici che noi abbiamo in virtù dei nostri doveri (Vitaliano Menghini)

Che problemi hanno i giovani italiani in Svizzera?

La selezione scolastica è molto precoce (10-12 anni) e condiziona l’avvenire scolastico o almeno esprime che quello che conta di più non è l’intelligenza quanto la situazione socio-familiare che un ragazzo vive.

In un posto di apprendista per un qualsiasi mestiere, é prioritario colui che ha fatto il percorso scolastico più qualificato: talvolta i genitori italiani lavorano 8-9 ore al giorno e non hanno tempo per controllare i ragazzi. (Vitaliano Menghini)

Anche per coloro che hanno una formazione superiore è più difficile trovare un lavoro rispetto ad anni addietro?

Sì, ora non c’è più un posto al sole per ognuno e la selezione diventa importante (in passato la situazione era diversa). La disoccupazione non è molto elevata: in media non è superiore al 3% e si eleva al 6% a Ginevra. La difficoltà  a ritrovare un lavoro riguarda tutti, non solo gli italiani (Aurelio Canafoglia)

Noi marchigiani abbiamo sempre pensato che le Marche non fossero limitate ad un’entità unicamente geografica ma che siano, per estensione, il luogo dove vivono i marchigiani ed i loro discendenti. Sarebbe interessante inventariare ed analizzare la realtà delle generazioni successive che poco frequentano il tessuto associativo, per vedere come si sono inserite nella tessuto sociale svizzero, o come hanno contribuito, a volte in modo determinante, allo sviluppo sociale. Questo è uno studio che la Regione dovrebbe fare per avere una visione più ampia e veritiera delle Marche oltre i confini regionali (Vitaliano Menghini)

Le Matin ha scritto che i francesi lamentano la fugue des cervaux verso la  Svizzera, a discapito dei giovani svizzeri e degli emigrati. Nella Svizzera tedesca i flussi migratori più importanti per numero e qualità vengono dalla Germania e questo solleva riflessi xenofobici e razzisti in un paese vicino ed amico (Laila Giorgi)

Il capitale non ha patria. Oggi le multinazionali ed i flussi finanziari non conoscono più frontiere ma per ciò che riguarda gli esseri umani, si limitano ai flussi che sono subordinati agli imperativi economici; se servono 10 persone, se ne prendono 10 e basta.

Tutto ciò ha modificato la nostra filosofia per ciò che concerne i diritti umani. 

Ho passato 30 anni della mia vita sulla strada, ed ultimamente ho raccolto 7600 firme per un’iniziativa popolare affinché il popolo cantonale di Neuchâtel si esprimesse in merito (Vitaliano Menghini)

I periodici parlano di lei come di un artesan de l’intégration, di un partisan du droit de vote pour les étrangers.

Pur non avendo alcun diritto politico in quanto straniero, nel 1988 ho creato un partito, Solidarités, orientato a sinistra, i cui obiettivi essenziali erano la lotta al razzismo e l’acquisizione dei diritti politici  a livello comunale e cantonale.

Nelle liste figuravano molti giovani con doppia cittadinanza che sono stati eletti nel consiglio comunale nel 2000. Dal 2004 il sindaco della città proviene da Solidarités (Vitaliano Menghini)

 Menghini

Vitaliano Menghini: “instancabile artigiano dell’integrazione..”

La ville de Neuchatel ha basculé à gauche, leggo in un giornale del 2002.

E’ stato. questo, un fatto molto importante a livello storico: con i suoi eletti, Solidarités ha rovesciato l’equilibrio politico nel comune di Neuchãtel, amministrato da forze di destra sin dal 1848, l’anno della sua istituzione.

Le politiche a livello sociale e culturale hanno di conseguenza una sensibilità più forte verso le tematiche dell’emigrazione condotte per acquisire diritti sociali e politici là dove viviamo e costruiamo il nostro futuro. In una repubblica autonoma come quella del cantone di Neuchâtel, i doveri devono corrispondere ai diritti. Mi batterò finché il diritto di eleggibilità a livello comunale e cantonale di tutti gli stranieri aventi già il diritto di voto sia iscritto nella

Costituzione cantonale. Un “juste équilibre” che i rivoluzionari del 1848 avevano ottenuto, ma che si è perso nel 1857, dopo un lungo dibattito parlamentare, davanti alla paura del comunismo. Nel 1861 il Parlamento aveva ristabilito questo diritto che è nuovamente scomparso 27 anni più tardi, sempre per le stesse ragioni (Vitaliano Menghini)

Ha ricevuto diversi premi per questo: Il marchigiano dell’anno nel 1994, il cavalierato della Repubblica nel 1995, Salut l’étranger nel 1997.

Lei è anche un fautore del Forum pour l’integration des migrants (F.I.M.)

Sì, é composto di 196 comunità straniere, associate alle Chiese ed ai sindacati. Si tratta di un’organizzazione non governativa, come dice il suo statuto ufficializzato nel 2001 (Vitaliano Menghini)

Che fine si propone?

Quello di favorire l’integrazione delle comunità più deboli, elemento essenziale per combatter il razzismo e la xenofobia. E’ forse il fatto politico più importante ed innovativo nella storia dell’immigrazione in Svizzera. Non nasce in opposizione alla CFS, ma è altra cosa: è un luogo di confronto, di discussione, di elaborazione, un lavoro da fare in collaborazione - e non in contrasto- con la CFS

Gli stranieri rappresentano ¼ della popolazione elvetica: la loro posizione deve potersi esprimere sulle questioni come l’AVS o la salute, che li riguardano al pari  degli svizzeri. Se non li si ascolta, non si può pretendere di avere un’immagine reale della Svizzera d’oggigiorno. Sono convinto che i doveri devono corrispondere ai diritti.

Non è pensabile dire “gli italiani sono integrati, non è più il nostro problema”. Questa affermazione che si sente troppo spesso in giro, esprime una visione vecchia, superata e fallimentare dell’integrazione. L’integrazione non è uno status che si raggiunge una volta per tutte, ma un lavoro continuo. Smettere significa rischiare di vivere a fianco dei nostri figli e non con i nostri figli.. La nostra storia ci vieta di commettere questo errore, perché ci dà la forza e la capacità di procedere su questa strada, anche se quando siamo stanchi ci chiediamo se ne valga la pena.

Sì che ne vale la pena! Vuol dire dare un senso alla nostra storia, rispettare ed onorare la memoria di chi ci ha preceduto(Vitaliano Menghini)

Un parlamento dell’emigrazione?

Non si tratta di creare una lobby di stranieri ma di ampliare gli spazi democratici esistenti (Vitaliano Menghini)

Un giudizio sulla politica italiana?

Guardando la televisione, siamo un po’ delusi per come vanno le cose in Italia. insulti litigi, sputi, malgoverno (Laila Giorgi)

Siete contenti di votare in Svizzera?

Per noi è importante: ogni volta che si doveva votare, si partiva venerdì pomeriggio dopo il lavoro, si passava in bus la notte, e la domenica mattina partivamo subito dopo il voto. Era una sfacchinata! Almeno ci evitano perlomeno questo strazio…(Laila Giorgi)

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Schengen, novembre 2003

Tra poco si eleggeranno per la seconda volta i parlamentari all’estero. Che pensate di questa legge? Cosa hanno ottenuto i parlamentari eletti all’estero, secondo voi?

Finora poco o niente. I consolati continuano ad andare male.. L’unica cosa - risale a queste ultime settimane- è la deduzione di 300 euro sulla tassa ICI per la prima casa. Mi sembra un po’ poco.

Non capisco come costoro si presentino per rappresentare l’emigrazione, senza avere alcun progetto. Chiedono un voto di fiducia per la propria persona. E’ un’eresia, lo trovo un autentico paradosso. Quante volte abbiamo organizzato l’occupazione di consolati a favore dei cosiddetti co.co.co, che non hanno nessun diritto? Tante. E loro dov’erano? Ecco, questo mi chiedo, Non mi piace questo modo di procedere, non mi piace per niente (Vitaliano Menghini)

Dal momento che la legge esiste, bisogna partecipare, anche se è più importante avere diritti nel luogo dove si vive, piuttosto che partecipare con due parlamentari alla vita politica italiana, dove siamo assenti da decenni. In fondo i parlamentare eletti all’estero, sono parlamentari a tutti gli effetti e come tali si devono occupare di problemi italiani nel loro complesso. Preferirei invece che si rafforzassero le associazioni che già esistono, i Comites ad esempio, che hanno pochi poteri e pochi soldi,  ed altre associazioni regionali della Svizzera francese e tedesca.

La CGIE si giustificava parecchi anni fa: ora è un carrozzone inutile. Magari sarebbe meglio dare i loro finanziamenti ai Comites riformando la legge che li riguarda. Dico questo anche se sono candidato alle prossime elezioni politiche (Giovanni Paggi)

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Famiglia Cicconi, ottobre 2006 (riunione consiglio regionale a Loreto)

Per concludere, vorrei una valutazione sulla sua personale esperienza nell’emigrazione …

La mia esperienza nell’emigrazione è ricca di una grande quantità di esperienze umane, sociali, culturali e politiche. Questo insieme di cose vissute collettivamente hanno radicalmente trasformato il mio modo di pensare. Da giovane ero egocentrico ed individualista: mettevo il mio io al centro di ogni questione e questa forma di egoismo mi portava a determinare tutto e tutti tenendo esageratamente conto dei miei sentimenti e della mia persona.

Militando nell’emigrazione, ho imparato a vedere ed analizzare le cose con più oggettività. L’acquisizione di una nuova cultura è servita a dimostrarmi che nulla è isolato ed indipendente, ma che esiste un’interazione tra gli esseri e le cose. Questa nuova filosofia ha avuto sulla mia coscienza l’effetto di una terapia. Ora per meglio comprendere la realtà, non mi limito a vedere solamente l’effetto, ma partendo da questo risalgo alla causa, e mi accorgo che non c’è posto per il caso e per un io isolato dal resto del mondo. Guardando la realtà con gli occhiali che mi permettono di interpretarla oggettivamente, comprendo perché milioni di connazionali e moltissimi milioni di lavoratori di altre nazionalità sono stati sradicati dalla loro terra, dalle loro case, dai loro affetti, dalla loro cultura, e conoscono l’odissea dell’emigrazione.

Sono gli stessi meccanismi e la stessa logica che hanno causato una massiccia emigrazione verso i paesi cosiddetti sviluppati a determinare le precarie condizioni di sviluppo del terzo mondo.

Sono sempre un pugno di uomini, seduti in confortevoli uffici di Londra, New York o Zurigo, a decidere per tutti, senza prendere minimamente in considerazione i bisogni reali dei popoli; il più delle volte le loro decisioni contribuiscono in modo determinante ad affamare intere popolazioni.

Questo immenso potere occulto, che condiziona il modo di vivere e di morire di centinaia di milioni di esseri umani, rivoltò la mia coscienza e da allora l’egoismo e le nevrosi esistenziali non trovarono più asilo nel mio essere. Furono tutte queste esperienze che mi permisero, anche se imperfettamente, di mettere la solidarietà al posto dell’egoismo.

I compagni dell’emigrazione sono stati per me una risorsa inesauribile di generosità, un esempio morale e civile che nessun libro sino ad allora aveva saputo darmi (Vitaliano Menghini).

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Il primo educational tour organizzato dalla Consulta (oggi Consiglio dei marchigiani all’estero)


[1] Nel 1968 iniziò presso 90 Colonie-tra cui in quella di Ginevra prima come permanenza e poi come sede stabile-l’attività di consulenza, assistenza e tutela in collaborazione con il patronato INCA-CGIL

[2] La selettività, già a partire dalle classi della scuola dell’obbligo (generalmente dalle ultime tre) è una caratteristica dei 26 sistemi colastici (uno per cantone o semicantone) in vigore nelal Confederazione.

[3] Anche Franco Antonelli è stato nominato cavaliere del lavoro.

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